venerdì 23 novembre 2007

Honda VFR 800



Per scelta non ho mai acquistato un'automobile. Guidavo quelle dei miei genitori, guido quella della mia fidanzata e ricorro spesso al noleggio.

La moto è un'altra cosa. Ho sempre scelto moto nuove e quasi mai concesso ad altri di guidarle. Con la moto c'è un rapporto personale, un'alchimia che consente di condurla d'istinto, con i movimenti del corpo, fino a rendere entusiasmante l'equilibrio precario dell'essere su due ruote.

E' il mio mezzo di trasporto con qualsiasi condizione meteorologica, la mia compagna di viaggi passati e futuri, una delle mie grandi passioni.

La mia prima moto è stata una Suzuki DR 125. L'ho usata per 10 anni (da quando ne avevo 16) ed è ancora in garage, custodita come una reliquia. E' una moto poco potente e un po' ballerina, ma leggerissima e quindi agile e divertente. Mi ha seguito in esperienze inimmaginabili per una "motina" della sua cilindrata.

Nel 2004 ho investito la prima vera tredicesima nell'anticipo per una Yamaha FZ6. Naturalmente sono entrato in un'altra dimensione: moto vera, tanti cavalli, prime escursioni a medio-lungo raggio. La FZ6 dà il meglio nel misto, sia in montagna che su strade gustose tipo la Val Trebbia o la Costiera Amalfitana. Gomme e telaio sono perfetti per i cambi di direzione, ma l'erogazione del 4 cilindri pone la coppia massima davvero troppo in alto per sfruttare appieno il motore. L'ho cambiata dopo 2 anni, appena pagata l'ultima rata, principalmente perchè percorrevo un sacco di chilometri ed ero stufo di ritrovarmi interamente ricoperto di moscerini.

Dunque ho acquistato la mia Honda VFR nel 2006, ma la "corteggiavo" da molti anni: l'ho sempre vista come invidiabile esempio di equilibrio tra sportività e comodità, divertimento e viaggi.

Ricordo perfettamente il primo impatto. Abituato alla FZ6, ho dovuto per prima cosa adattarmi ai semimanubri e soprattutto fare i conti con un peso sensibilmente maggiore. Una volta in marcia, mi ha colpito la stabilità e la precisione della moto: "va sui binari", mi dicevo.

Oggi, dopo 15.000 chilometri in un anno e mezzo, posso valutarla in modo più completo.

Cominciamo dai PRO:

- linea tagliente ed accattivante, a cui ho contribuito con un portatarga artigianale che valorizza maggiormente le marmitte alte

- ciclistica di ottimo compromesso tra impostazione sportiva e turistica

- discreta protezione aerodinamica, grazie anche alla sostituzione del cupolino con un modello originale Honda più sagomato e protettivo

- affidabilità praticamente totale

Insomma la VFR dimostra grande equilibrio e versatilità, come ogni Honda che si rispetti.

Forse sono un po' in una fase di stanchezza, forse la recente visita all'EICMA mi ha fatto venire voglia di cambiare, ma temo che i CONTRO siano più consistenti:

- erogazione appuntita per via del VTEC, sistema che fa lavorare la moto a due valvole per cilindro fino a circa 6.700 giri per poi passare a 4 valvole (buona idea in linea teorica, ma che porta ad un vuoto di coppia appena sotto quella soglia e ad un successivo picco che dà seriamente ai nervi nel misto, quando si passa continuamente da 2 a 4 valvole)

- assenza di una soluzione efficace per i bagagli, visto che le valigie laterali originali costano uno sproposito e soprattutto lasciano la moto stuprata da un telaietto tubolare che rovinerebbe anche la linea di un'Africa Twin...

- assenza di un vero computer di bordo (addirittura il cruscotto della FZ6 era più completo, visto che almeno segnalava i Km percorsi dal momento dell'entrata in riserva)

- consumi un pelo alti, considerata la cilindrata

In sintesi la VFR è un'ottima moto, su cui però Honda dovrebbe lavorare per renderla più innovativa (attraverso soluzioni a misura di motociclista, anzichè introducendo il VTEC!).

L'ho scelta per la sua eccellente tradizione e non sono pentito dell'acquisto, ma guardo con tentazione ad alternative maggiormente fruibili e al passo coi tempi, capaci di privilegiare la coppia ai medi regimi rispetto alla potenza massima. Due nomi su tutti:
Suzuki Bandit 1250s, Yamaha FJR 1300.

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