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Per scelta non ho mai acquistato un'automobile. Guidavo quelle dei miei genitori, guido quella della mia fidanzata e ricorro spesso al noleggio.
La moto è un'altra cosa. Ho sempre scelto moto nuove e quasi mai concesso ad altri di guidarle. Con la moto c'è un rapporto personale, un'alchimia che consente di condurla d'istinto, con i movimenti del corpo, fino a rendere entusiasmante l'equilibrio precario dell'essere su due ruote.
E' il mio mezzo di trasporto con qualsiasi condizione meteorologica, la mia compagna di viaggi passati e futuri, una delle mie grandi passioni.
La mia prima moto è stata una Suzuki DR 125. L'ho usata per 10 anni (da quando ne avevo 16) ed è ancora in garage, custodita come una reliquia. E' una moto poco potente e un po' ballerina, ma leggerissima e quindi agile e divertente. Mi ha seguito in esperienze inimmaginabili per una "motina" della sua cilindrata.
Nel 2004 ho investito la prima vera tredicesima nell'anticipo per una Yamaha FZ6. Naturalmente sono entrato in un'altra dimensione: moto vera, tanti cavalli, prime escursioni a medio-lungo raggio. La FZ6 dà il meglio nel misto, sia in montagna che su strade gustose tipo la Val Trebbia o la Costiera Amalfitana. Gomme e telaio sono perfetti per i cambi di direzione, ma l'erogazione del 4 cilindri pone la coppia massima davvero troppo in alto per sfruttare appieno il motore. L'ho cambiata dopo 2 anni, appena pagata l'ultima rata, principalmente perchè percorrevo un sacco di chilometri ed ero stufo di ritrovarmi interamente ricoperto di moscerini.
Dunque ho acquistato la mia Honda VFR nel 2006, ma la "corteggiavo" da molti anni: l'ho sempre vista come invidiabile esempio di equilibrio tra sportività e comodità, divertimento e viaggi.
Ricordo perfettamente il primo impatto. Abituato alla FZ6, ho dovuto per prima cosa adattarmi ai semimanubri e soprattutto fare i conti con un peso sensibilmente maggiore. Una volta in marcia, mi ha colpito la stabilità e la precisione della moto: "va sui binari", mi dicevo.
Oggi, dopo 15.000 chilometri in un anno e mezzo, posso valutarla in modo più completo.
Cominciamo dai PRO:
- linea tagliente ed accattivante, a cui ho contribuito con un portatarga artigianale che valorizza maggiormente le marmitte alte
- ciclistica di ottimo compromesso tra impostazione sportiva e turistica
- discreta protezione aerodinamica, grazie anche alla sostituzione del cupolino con un modello originale Honda più sagomato e protettivo
- affidabilità praticamente totale
Insomma la VFR dimostra grande equilibrio e versatilità, come ogni Honda che si rispetti.
Forse sono un po' in una fase di stanchezza, forse la recente visita all'EICMA mi ha fatto venire voglia di cambiare, ma temo che i CONTRO siano più consistenti:
- erogazione appuntita per via del VTEC, sistema che fa lavorare la moto a due valvole per cilindro fino a circa 6.700 giri per poi passare a 4 valvole (buona idea in linea teorica, ma che porta ad un vuoto di coppia appena sotto quella soglia e ad un successivo picco che dà seriamente ai nervi nel misto, quando si passa continuamente da 2 a 4 valvole)
- assenza di una soluzione efficace per i bagagli, visto che le valigie laterali originali costano uno sproposito e soprattutto lasciano la moto stuprata da un telaietto tubolare che rovinerebbe anche la linea di un'Africa Twin...
- assenza di un vero computer di bordo (addirittura il cruscotto della FZ6 era più completo, visto che almeno segnalava i Km percorsi dal momento dell'entrata in riserva)
- consumi un pelo alti, considerata la cilindrata
In sintesi la VFR è un'ottima moto, su cui però Honda dovrebbe lavorare per renderla più innovativa (attraverso soluzioni a misura di motociclista, anzichè introducendo il VTEC!).
L'ho scelta per la sua eccellente tradizione e non sono pentito dell'acquisto, ma guardo con tentazione ad alternative maggiormente fruibili e al passo coi tempi, capaci di privilegiare la coppia ai medi regimi rispetto alla potenza massima. Due nomi su tutti: Suzuki Bandit 1250s, Yamaha FJR 1300.
La gara di Valencia ha concluso un motomondiale mai così sorprendente, ma che non sarà certo ricordato tra i più combattuti della storia. Il trio Desmo-Bridge-Stoner ha dominato dall'inizio alla fine, lasciando agli altri solo le briciole...
Ducati. Questa è la più bella notizia: i ragazzi di Borgo Panigale le hanno date di santa ragione ai giganti giapponesi, dimostrando una supremazia tecnologica che va dalla mitica distribuzione desmodromica ad una gestione dell'elettronica che ad oggi appare insuperata. Grazie a loro, l'Italia si è finalmente dimostrata protagonista assoluta in MotoGP anche al di là del fenomeno Valentino.
Stoner. Seguo il motomondiale da molti anni, ma non ricordo un exploit paragonabile a quello del giovanissimo australiano. Nel 2006 era un esordiente talentuoso ma incostante, abituato a finire sui giornali più per le continue cadute che per qualche brillante prestazione. Il passaggio in Ducati gli ha regalato un'intesa perfetta con il proprio mezzo, e così Casey è diventato uno schiacciasassi. Insomma, voto 10 al tempismo ma anche al talento: nell'intero campionato Stoner non ha mai commesso un vero errore. E pensare che la Ducati un anno fa l'ha preso praticamente ai saldi, dopo aver provato inutilmente a confermare il disastroso Gibernau e ad ingaggiare Melandri...
Capirossi. Il grande Loris è purtroppo uno degli sconfitti. I dati oggettivi sono impietosi: con la stessa moto di Stoner ha concluso il mondiale al 7° posto con 166 punti, contro i 367 del neo-campione del mondo. Eppure fino allo scorso anno Loris si era dimostrato l'unico in grado di tirare fuori il massimo dalla Ducati... La verità è che il passaggio alle 800 e la nuova elettronica hanno portato la rossa di Borgo Panigale a sviluppare una moto per nulla adatta alle sue caratteristiche, sotto una serie di aspetti che probabilmente non saremo mai in grado di comprendere appieno. Al tempo stesso, Capirex si è trovato a subire una situazione psicologica difficile, già vissuta quasi 20 anni fa ma nel ruolo opposto: qualcuno ricorda il 17enne Loris Capirossi che esordisce come compagno di squadra del veterano Fausto Gresini e vince subito il mondiale delle 125?
Rossi. Lo sconfitto per eccellenza. Se lo scorso anno ha buttato via un mondiale in cui si era comunque dimostrato il più forte, stavolta il verdetto è invece incontestabile. Nelle prime gare è sembrato l'unico possibile avversario di Stoner, poi una serie di problemi ed errori l'ha relegato in posizioni per lui inimmaginabili fino a poco tempo fa. Buona parte dei demeriti va senza dubbio alla Yamaha, ed è evidente che le Michelin sono risultate per la prima volta inferiori alle Bridgestone. Ma Valentino non sembra più il campione di una volta, capace di guidare al di sopra dei problemi: a parte qualche acuto (Mugello e Assen) ha vissuto una stagione in ombra, in cui ci ha messo del suo ogni volta che moto e gomme non l'hanno tradito (imperdonabile la caduta del Sachsenring, gara in cui Bridgestone e Ducati gli erano chiaramente inferiori). Insomma, il talento c'è e non si discute, ma Rossi non è più un extraterrestre. E così l'illazione secondo cui il vero vantaggio di Valentino negli anni scorsi derivasse dalle gomme speciali realizzate nella notte pre-gara (oggi vietate dal regolamento) trova sempre più sostenitori...
E adesso? Io non vedo l'ora che cominci il campionato 2008!
Le premesse per un grande spettacolo ci sono tutte, grazie anche ad un buon rimescolamento delle carte: Rossi con le Bridgestone, Melandri in Ducati, Capirossi in Suzuki, Hopkins in Kawasaki...
Rossi-Bridgestone. Che dire? O la va o la spacca. La scelta di passare alle Bridgestone dimostra coraggio ma pone un rischio enorme: quello di un recupero della leadership tecnologica da parte di Michelin, già intravisto nell'ultima parte di stagione. In più Rossi sarà l'unico pilota Yamaha ad utilizzare gli pneumatici giapponesi, per cui le sue esigenze non saranno certo prioritarie nel loro sviluppo. Infine, devo dire che mi è piaciuto molto poco il modo in cui questo matrimonio si è concretizzato: Valentino ha puntato i piedi a mo' di bambino, dopo una stagione passata continuamente a lamentarsi, fino a spingere il boss della Dorna ad imporre (o quasi) alla Bridgestone la fornitura delle gomme. Quando vinceva sembrava avere molto più stile...
Melandri-Ducati. Il ravennate ha un talento capace di entusiasmare, ma sembra andare spesso in confusione quando si tratta di setup della moto e in più dimostra talvolta una certa fragilità psicologica: due caratteristiche che potrebbero non favorire il suo rapporto con la moto italiana e con l'ingombrante compagno di squadra. I primi test sembrano confermare questi timori, ma Marco avrà diversi mesi per ambientarsi prima dell'avvio di stagione. Le speranze di vedere un duo moto-pilota italiano al vertice della MotoGP sono tutte su di lui.
Capirossi-Suzuki. Il divorzio con la Ducati era inevitabile, sia per la mancanza di feeling con la GP7 che per motivi contrattuali (la famosa opzione su Melandri). Sono un suo tifoso e potrei essere poco obiettivo, ma credo che Loris abbia fatto un'ottima scelta: la Suzuki è una buona moto, che può ancora crescere sotto la guida di un pilota esperto come lui. Non sarei sorpreso di vedere la sigla CAP nelle prime posizioni fin dall'inizio del campionato. E spero con tutto il cuore che Loris riesca a conquistare un mondiale della MotoGP prima di appendere il casco al chiodo! Nei primi test a Valencia è stato subito veloce e si è dimostrato molto soddisfatto: "Dopo soli tre giri avevo il sorriso stampato in faccia. La moto ha un comportamento ottimale, ed anche l’erogazione del motore è ottima. Rispetto alla Ducati manca un po’ di potenza in alto, ma in Giappone ci stanno lavorando e non ho motivo per essere preoccupato. Mi aspettavo che la Ducati fosse superiore a tutti sul piano dell’elettronica e invece dopo aver guidato la Suzuki devo ricredermi. Su questa moto ci sono davvero poche cose che non mi convincono, e la cosa più bella è che non devo adattarmi alle sue caratteristiche. Se una moto non ti piace, non puoi farci nulla, e questa a me piace parecchio".

Oltre a tanti cambiamenti, ci saranno importanti conferme. Su tutti il piccolo spagnolo Pedrosa, che ha concluso la stagione in crescendo fino a strappare a Valentino (con un po' di fortuna) il secondo posto in classifica generale. Mi aspetto infatti dalla Honda un'importante reazione a questa stagione piuttosto negativa, di cui potrebbe beneficiare anche il suo compagno di squadra Hayden, che quest'anno ha difeso davvero male il suo numero 1.
Infine c'è il capitolo degli esordienti. Il mio favorito è senza dubbio Dovizioso, che ritengo il più grande talento dell'attuale classe 250. Il dominio dell'Aprilia gli ha negato il titolo, ma lui ha sempre guidato al di sopra dei problemi e staccato all'ultimo centimetro. E' un talento vero, sa essere aggressivo, ha sempre il controllo della situazione. Andrea avrà a disposizione "soltanto" una Honda MotoGP clienti, ma credo che saprà dimostrare il suo valore.
D'altra parte Lorenzo non ha vinto due mondiali della 250 per caso, nè soltanto grazie alla sua moto. Il suo esordio nella massima categoria sarà in sella ad una Yamaha ufficiale, come compagno di squadra di Valentino Rossi. I due piloti avranno però un'importante differenza: pneumatici Michelin per Lorenzo, Bridgestone per Rossi. Vedremo chi sorriderà a fine stagione. Sempre dalla 250 arriva in MotoGP il sanmarinese De Angelis: come Dovizioso avrà a disposizione una Honda clienti, gestita però dall'ottimo team Gresini.
Insomma, gli ingredienti per un gran bel mondiale ci sono tutti. Spero in un grande equilibrio, visto che quest'anno le vere emozioni me le ha regalate soltanto la Superbike.
L'appuntamento è per il 9 marzo in Qatar!